Grammatica veneta Versione italiana  Version in dialeto vèneto  

Riporto in questa sezione alcune regole che stanno alla base dei miei racconti in vicentino (la presentazione completa si trova sul libro Vèneto mio) elaborati dopo attente riflessioni e la consultazione di diversi lavori sulla grammatica veneta.
Non intendo imporre ai veneti le regole da me osservate ma, anzi, invito chiunque non fosse d'accordo a scrivermi per iniziare un utile dibattito su questo tema controverso.
 
  1. Accenti

  2. Apostrofi, elisioni e segni grafici

  3. Preposizioni

  4. Verbi

  5. Intercalari locali

  6. Fonologia

  7. Errori nei quali è facile incappare

  8. Fonti di riferimento

 
Accenti.
Come nella lingua italiana così nel dialetto veneto l'accento grafico va sempre indicato nelle parole tronche, quando l'accento tonico cade sull'ultima sillaba (es. parché, desmentegà, però). Le parole piane, quando l'accento tonico cade sulla penultima sillaba (es. casa, osso, vecio) non hanno bisogno di accento grafico. Le parole sdrucciole, quelle che hanno l'accento tonico sulla terz'ultima sillaba (es. cógoma, lugànega) devono avere sempre l'accento grafico segnato. Lo stesso vale per le parole bisdrucciole, quelle che hanno l'accento sulla quart'ultima sillaba (es. portémoghene, ciàpeghene). Inoltre l'accento grafico è usato per distinguere voci omonime ma non omofone (es. = andato, andati - verbo - e na = una - aggettivo numerale cardinale).
 
Apostrofi, elisioni e segni grafici
Col tempo alcuni termini di uso corrente hanno perso l'indicazione del segno dell'elisione (es. vanti, n'altra, co, no). Inoltre alcuni segni 'particolari' sono stati eliminati (es. to§a = tosa). L'apostrofo o l'elisione possono essere usati quando due vocali sono adiacenti tra due parole (es. inte + el = int'el - con apostrofo - oppure inte 'l - con elisione preceduta da un piccolo spazio).
 
Preposizioni
Le preposizioni articolate risultano più chiare se si scrivono separate anzi che unite quando possono dar adito a delle confusioni (es. de i = dei, déi = dita, dèi = dei, plurale di dio pagano)
 
Verbi
I verbi impersonali si usano con l'ausiliare avere (es. ga piovudo). I verbi servili, nei tempi composti, usano tutti l'ausiliare avere (es. el ga vossùo partire). Una caratteristica del dialetto veneto è la mancanza dell'uso del passato remoto e del trapassato remoto, sostituiti dal passato prossimo (es. ieri andai a letto presto = jeri só nà in leto presto). Dopo i verbi di movimento non si usa la particella 'a' (proclitica): (es. vado a casa = vago casa).
 
Intercalari locali
Nel dialetto vicentino i detti come fioldoncan, porocan, órcocan, brutocan, óldoncan, ecc. diventano attributi o intercalari locali o delle esclamazioni, che sono apprezzabili solamente in loco, e perciò si scrivono con unico vocabolo.
 
Fonologia
In dialetto veneto il suono della s dolce viene sempre indicato con una sola lettera (es. casa, rosa, tosa), mentra la s sibilante (sonora intervocalica, "quella che fischia") sempre con due ss (es. calcossa, passiensa, desgrassia). Questo è l'unico caso in dialetto nel quale si usa la "doppia". Per indicare la consonante s sibilante sorda davanti alla c occlusiva mediopalatale si ricorre ad un trattino "-". Questo segno indica che la pronuncia dei due suoni è separata (es. fis-cio, mas-cio, s-ciopo). Si usa raramente la lettera z e se si usa si pronuncia come la s dolce di rosa, casa, camisa, soasa. Vi è una eccezione (e su di essa è tutt'ora aperta una vivace discussione: xe o ze?), è la terza persona sing. e plur. del verbo essere, la quale viene scritta con xe (es. lu el xe sentà; luri i xe sentà). Davanti alla b e alla p viene sempre usata la n (es. canpana, onbrela). La vocale i, quando è semiconsonante iniziale di parola o intervocalica diventa j (es. jeri, mejo, tajo).
 
Errori nei quali è facile incappare
La combinazione che + el non si scrive che'l, ma che el o che 'l. La combinazione no + el non si scrive no'l o nol, ma no el o no 'l. La combinazione co + el non si scrive co'l, ma col o co 'l. Per la combinazione su + el non si scrive su'l, ma su el o sul o su 'l. Anche per inte + el non si scrive in te o in tel, ma int'el o inte 'l. On/un altro non si scive n'altro, ma naltro o 'n altro. Na altra non si scrive 'n altra o naltra, ma n'altra. Infine "tanto quanto" non si scrive cofà, ma co fa.
 
Fonti di riferimento
"Vocabolario del dialetto vicentino"
E. Candiago - L. Romanato, G. Rumor Editore, Vicenza, 1985
"Grammatica veneta"
S. Belloni, Editrice La Galiverna, Libreria Editrice Zielo, Padova, 1993 (R)
"Proverbi del veneto"
G. A. Cibotto, Giunti, Firenze, 1992
"Dizionario Italiano-Veneto"
D. Durante - V. Basso, Ed. Flaviana, Padova, 1997
"Proverbi e motti latini"
L. De Mauri, Hoepli, Milano, 1995 (R)
"Grafia Veneta Unitaria"
a cura della Giunta Regionale del Veneto, Editrice La Galiverna, Venezia, 1995
"Dizionario del dialetto veneziano"
G. Boerio, Giunti, Venezia, 1998 (R)
"Modi di dire de Vicenza"
S. Marchetto, La Libreria di Demetra, Verona, 1996
"Dizionario di parole dimenticate da ricordare" in dialetto vicentino
S. Marchetto - L. Baretta, La Libreria di Demetra, Verona, 1997
"La saggezza dei giorni andati" Proverbi de Vicenza
S. Marchetto - L. Baretta, La Libreria di Demetra, Verona, 1996
"La saggezza dei giorni andati" Proverbi de Vicenza
S. Marchetto - L. Baretta, La Libreria di Demetra, Verona, 1996
"LA SAPIENZA DEI NOSTRI PADRI"
ACCADEMIA OLIMPICA, Legatoria Olivotto di Vicenza, 2002
"Non solo parole"
Rino Mecenero, Editrice Millenium di Arzignano, 2004

 
"Sogni" di un autore
Antonio Balsemin
L'autore e il suo programma
Grammatica veneta
Parole dimenticate
 
Le opere:
"Ve conto..."
"Ve vojo contar..."
"Sta sera ve conto..."
"Desso ve conto..."
"Se magna..."
"Ati de i Apòstoli"
"Vèneto mio"
 
I racconti:
"Il viaggio di nozze
di mia nonna Clorinda"

"Le granite della mia
nonna Drusiana"

"Il cocomero nel
pozzo grande"

"La cucina di mia
nonna Clorinda"

"Le frittelle con l'erba amara"
 
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