Quando vivevo a Castello di Arzignano (nel Vicentino alto), a guerra appena terminata, il cibo scarseggiava e tutto riusciva gradito, anche il meno buono.
Le frittelle con l'erba amara erano una buona opportunità per saziarsi in quanto, con pochi soldi, si poteva prepararne in gran quantità. Occorrente: farina bianca, un paio d'uova, una presa di sale e detta erba impastata con acqua. Il tutto si friggeva nell'olio, quello di semi, per risparmiare.
Quando la mamma per cucinare qualche alimento non avendo niente di meglio voleva preparare questi dolci mi diceva:
«Antonio, se vai a raccogliere la 'maresina' ti cuocio le frittelle».
Ed io, capirai, andavo di corsa.
Nel camminare lungo le siepi e nel percorrere i viottoli dei campi, come scovavo cespugli di detta erba, ne raccoglievo fintantoché non avevo empito la sporta.
Ritornato a casa tenendola ben in alto dicevo:
«Mamma, ecco la 'maresina'.
Guarda quant'è.
Prepara le frittelle!».
Lei si dava il suo da far con pentole, conche, teglie e con tutto il necessario.
Presto, sopra alla tavola, appariva una terrina strapiena e fumante.
A questo punto lei vi disseminava sopra abbondanti manciate di zucchero e con questa 'benedizione' il tutto diventava una leccornia.
Hanno voglia quelli che, poverini [...]
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"Sogni" di un autore
Antonio Balsemin
L'autore e il suo programma
Grammatica veneta
Parole dimenticate
Le opere:
"Ve conto..."
"Ve vojo contar..."
"Sta sera ve conto..."
"Desso ve conto..."
"Se magna..."
"Ati de i Apòstoli"
"Vèneto mio"
I racconti:
"Il viaggio di nozze di mia nonna Clorinda"
"Le granite della mia nonna Drusiana"
"Il cocomero nel pozzo grande"
"La cucina di mia nonna Clorinda"
"Le frittelle con l'erba amara"
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