Il cocomero nel pozzo grande Versione italiana  Version in dialeto vèneto  

Tratto dal libro "Sta sera ve conto..."
Racconto n° 16 - pag. 141

Tutti gli anni a suo tempo, nelle domeniche e nelle feste infrasettimanali, arrivava l'occasione per organizzare una gioiosa scampagnata. Io e tutti i ragazzini aspettavamo quasi con sofferenza questo lieto avvenimento. Si celebrava sempre di pomeriggio e, se il tempo era favorevole, attorno al pozzo grande nella valle, ma se non era possibile all'aperto, ci si riuniva riparati sotto ad un ampio portico.
Puntualissimi, alle ore otto i giovanetti assistevano alla Messa del fanciullo e, alle ore dieci, quasi sempre anche alla Messa solenne. Consumato il pranzo iniziava lo svolgersi dell'avvenimento tanto atteso.
Forniti di qualche straccio pulito per sedervici sopra e, soprattutto, per non sporcare i pantaloncini di terra o del verde dell'erba che non si sapeva come smacchiare, si andava verso il fondo valle. Giunti in zona ci si sistemava a gruppetti, secondo i nuclei familiari, il più possibile vicino al pozzo.
I cocomeri maturati a puntino, dopo averne lavata la corteccia, si infilavano dentro una sporta fatta a rete. Ogni cosa veniva eseguita con calma e sempre tenendo a mente che bisognava fare ogni cosa in tempo per recarsi alle Sante Funzioni pomeridiane. In chiesa si sarebbe pregato, bruciato l'incenso nel turibolo, cantato il "Te Deum" e ricevuta la benedizione dal celebrante, che ammantato del piviale sulle spalle e del velo omerale sopra il capo, avrebbe impartito con l'ostensorio dorato.
Ricordo che portavo le scarpette di vernice nera lucida con la linguetta, che veniva fermata con un bottone a scatto. Il pigino era di acciaio: un'eleganza! I pantaloncini corti, a mezza coscia, venivano sostenuti dalle bretelle elastiche. La camiciola bianca di bucato era a mezza manica con il colletto arrotondato e rifinito a merletto ricamato a mano. I calzini bianchissimi coprivano di parecchio il ginocchio ed erano sostenuti con una fettuccia assicurata, a sua volta, all'orlo delle braghette.
Da ogni angolo s'alzava un allegro cicaleccio: si rideva, si giocava, ci si rincorreva. Si aveva l'acquolina in bocca e gli occhi volti sempre verso l'apertura del pozzo. Per ogni cocomero che appariva, quasi ritrovato, seguiva un applauso ed il più lungo era riservato al primo taglio. Quindi la distribuzione e la degustazione.
Si rincasava contenti e felici, convinti di avere vissuto una bella giornata.
A quei tempi ero bambino di sei anni [...]

Copyright © 2001 Antonio Balsemin. Tutti i diritti riservati.

 
"Sogni" di un autore
Antonio Balsemin
L'autore e il suo programma
Grammatica veneta
Parole dimenticate
 
Le opere:
"Ve conto..."
"Ve vojo contar..."
"Sta sera ve conto..."
"Desso ve conto..."
"Se magna..."
"Ati de i Apòstoli"
"Vèneto mio"
 
I racconti:
"Il viaggio di nozze
di mia nonna Clorinda"

"Le granite della mia
nonna Drusiana"

"Il cocomero nel
pozzo grande"

"La cucina di mia
nonna Clorinda"

"Le frittelle con l'erba amara"
 
Siti consigliati
Informazioni
info _ antoniobalsemin.it